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Il Grande Fratello Google.

Con DoubleClick, Google solidifica il suo primato nell’Advertising on line, ma deve sciogliere un’importante nodo, quello della privacy – maggio 2008

A cura di Gioia Feliziani

E’ l’occhio che ci spia, che ci priva della nostra privacy e della nostra libertà. Lo chiamano il “Grande Fratello”: è internet. Il terrorizzante scenario descritto nel famoso romanzo di Orwell, che ha anche ispirato il popolare programma televisivo, e’ spesso citato per descrivere il forte rischio di controllo e diffusione dei dati personali on line, soprattutto in questa fase 2.0 dove internet permea sempre più la nostra vita e quindi vede circolare una mola crescente di informazioni, utilizzate in maniera più o meno legale, o più o meno trasparente, per bersagliarci di pubblicità.
 
Il tema del rispetto della privacy è ancor più d’attualità alla luce degli importanti avvenimenti delle ultime settimane nel mondo dei servizi on line.
 
Ci riferiamo al caso Google ed all’acquisto da parte del motore di ricerca di DoubleClick, una delle principali concessionarie di pubblicità on line, che ha visto l’intervento delle massime istituzioni in tema d’antitrust e protezione della privacy, tra cui L’Unione Europea.
 
L’organizzazione Privacy International nel giugno scorso, con il suo report “A Race to the Bottom - Privacy Ranking of Internet Service Companies” è stata la prima a lanciare l’allarme sulla politica della privacy di Google.
 
Sono stati presi in esame i maggiori provider di servizi on line, come la rivale Microsoft, Yahoo! E-Bay, Skype, YouTube ecc., tra i quali Google e’ stata additata essere l’azienda con l’approccio più irrispettoso alla privacy, a causa dell’ “utilizzo aggressivo di pratiche e strumenti invasivi o potenzialmente invasivi”.
Il rischio alla privacy e’ ancora più sentito vista la gran fetta di mercato che il colosso di Silicon View si appresta a raccogliere, oltre che per varietà e specificità dei servizi già offerti, e l’abilità dell’azienda di interscambiare i dati tra i diversi tool.
 
In particolare sono visti come rischiosi la pratica di Google della scansione automatica dei contenuti delle mail che associa parole chiave nel testo agli annunci pubblicitari, la conservazione dei log, delle query, delle ricerche effettuate, degli IP e dei Cookie associati che permettono di tracciare i movimenti dell’utente on line e di identificarlo personalmente. Tutto questo senza che l’user abbia la possibilità di rivedere o cancellare i suoi dati successivamente. Di conseguenza, secondo l’organizzazione, Google non rispetta le pratiche generalmente accettate come le linee guada sulla privacy OECD e gli elementi legislativi in tema dell’Unione Europea.
 
Secondo monito è stato lanciato dall’Electronic Privacy Information Center (EPIC), il New York State Consumer Protection Board ed il Center for Digita Democracy, che hanno inviato congiuntamente un report alla Federal Trade Commerce, esprimendo dubbi particolari sull’acquisto da parte dell’azienda della Double Click, che porterebbe nelle mani di un unico soggetto una mole smisurata d’informazioni e dati personali.
 
La FTC, dopo una lunga battaglia legale che ha visto non poche polemiche (la portavoce dell’organo giudicante Deborah Platt Majoras è anche moglie dei uno dei legali Google), ha dato il benestare alla fusione, non ravvedendo nessun rischio ne’ alla concorrenza nel mercato, che vede in ogni modo importanti competitor, ne’ alla riservatezza degli utenti poiché il trattamento dei dati è puramente finalizzato a fornire un servizio migliore.
 
Il giudizio della FTC ha spianato la strada anche a quello della Commissione Europea di qualche settimana fa, che sulle stesse basi ha dato il suo ok all’acquisizione poiché i due soggetti non potevano considerarsi competitors. Contemporaneamente alla pronuncia favorevole però, la Commissione Europea si è preoccupata di lanciare un importante avviso, ricordando ai soggetti coinvolti gli obblighi previsti dagli stati membri in tema di privacy, distinguendo chiaramente gli aspetti normativi del Regolamento sulle Fusioni da quelli irrinunciabili della protezione dei dati personali d’ogni singolo cittadino europeo.
 
Presto quindi dovremo aspettarci un’integrazione tra il sistema di display advertising posseduta da DoubleClick e quello di pubblicità on line di Google, che nel frattempo è entrato anche nel mercato dei software per la gestione degli spazi pubblicitari con il lancio del prodotto “Google Ad Manager”.
 
In questa bufera di polemiche Peter Fleisher, Global Privacy Consuel di Google, ha tentato di calmare gli animi sul dedicato tema della privacy, rilevando le recenti tutele introdotte dall’azienda, come la conservazione dei log solo per 18 mesi ed il termine di due anni per la vita dei Cookie. Fleisher ha inoltre affermato come l’analisi dei log, della web history e la scansione automatica delle mail non servono ad altro che a dare un servizio migliore e personalizzato all’utente.
In sostanza è come se tra i user e la società si siglasse una sorta di patto: i proprio dati sono forniti in cambio dell’utilizzo di servizi gratuiti e personalizzati.
 
Sono le regole del gioco quindi, che però non sono sempre così ben viste dai fruitori.
 
Secondo una recente ricerca targata Harris Interactive, sei utenti su dieci (56%), non sono assolutamente contenti quando Google, Yahoo! Microsoft (MSN) utilizzano le varie informazioni su hobby ed interessi personali per bombardarli di pubblicità. Il restante 41% che accetta questo “compromesso” si divide tra un 31% che si sente “abbastanza a proprio agio” ed uno striminzito 7% che si sente pienamente a proprio agio.
I consumatori europei non sono da meno. Secondo uno studio pubblicato nel febbraio scorso dall’ Eurobarometro, settore dell’analisi dell’opinione pubblica dell’ Unione Europea, sul grado di conoscenza e di fiducia sulle norme che proteggono la privacy, il 64% degli intervistati afferma che si sente preoccupata sul grado di protezione dei suoi dati personali, ed il ben 82% non si fida a trasmettere i suoi dati personali via internet.
 
Secondo questi dati, c’e’ ancora molta strada da fare affinché si crei un vero rapporto di fiducia tra i fornitori di servizi on line ed i consumatori i quali, anche se soddisfatti utilizzatori dei servizi, si sentono anche dei bersagli, non sempre desiderati, e per questo hanno bisogno di maggiori rassicurazioni sia dalle aziende sia dalle istituzioni.