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L’e-commerce vola, ma in Italia non decolla

Intanto in Europa dilaga la moda del “social shopping” on line – maggio 2008

A cura di Gioia Feliziani
 
E’ uno dei mercati più promettenti, in continua crescita: l’e-commerce.
 
In Italia, nel 2007 il commercio elettronico ha visto un giro d’affari di 5,3 miliardi d’euro, registrando un più 30% rispetto l’anno precedente, e sono stati nove milioni coloro che hanno concluso un acquisto (dati Netcomm). Quello che però a prima vista sembrerebbe un quadro entusiasmante, ad un’analisi più attenta presenta degli aspetti limitativi. Quello che gli italiani spendono on line, rappresenta meno dell’1% di ciò che spendono al dettaglio. Il bel paese inoltre è il fanalino di coda d’Europa: il nostro volume d’affari è un terzo di quello della Francia ed a malapena un decimo di quello della Gran Bretagna. La percentuale di penetrazione, intesa come fetta di mercato dell’e-commerce rispetto agli altri settore, dell’e- commerce in Italia è dello 0,6%, mentre negli altri paesi si aggira tra l’1,5% e il 5%. Nel nostro paese, insomma, il commercio elettronico non decolla come dovrebbe.. perché?
Oltre ai problemi strutturali, quali la più lenta penetrazione d’internet e della banda larga, i costi di spedizione, la diffidenza verso l’utilizzo di sistemi di pagamento on line, e la scarsa propensione italiana all’acquisto a distanza, spesso sono le stesse aziende che non puntano abbastanza su questo canale distributivo (ad esempio poco presenti on line sono gli operatori della grande distribuzione) e, soprattutto, non adottano delle campagne di marketing adeguate.
 
Spesso i siti d’e-commerce sono spogli, poco attraenti e soprattutto poco interattivi. Pochi sono coloro che lasciano spazio ai commenti e suggerimenti degli utenti. Il meccanismo del passaparola, del consiglio, è molto efficace anche on line, e va sfruttato.
 
I primi a comprenderlo sono stati i siti che si occupano della vendita di libri, come Amazon.com, che ha sviluppato intorno a se una vera e propria community di lettura. Altri esempi si possono trovare nel settore dell’informatica, dell’elettronica e nei viaggi. Lo stesso meccanismo del feedback su e-Bay è una grande incentivazione all’acquisto.
 
Per tutti noi, andare a fare shopping il sabato o la domenica non è anche un’occasione di socializzazione e di svago? Lo stesso avviene anche on line: ecco il perché del successo della recente pratica del “social shopping” on line.
 
Alcuni esempi. Sul sito Kaboodle.com, come cita l’head line, “Shopping is more fun with friends” (Fare Shopping e’ divertirsi con gli amici). Più che un sito e-commerce è una community complessa dove pubblicare le proprie foto, chiacchierare sugli ultimi acquisti, chiedere e ricevere consigli anche attraverso il divertente sistema dei sondaggi, ed entrare a far parte di gruppi accomunati dall’interesse verso lo stesso prodotto o lo stesso hobby.
 
Anche Thisnext.com è un sito “e-community” che usa fortemente la tecnologia web 2.0, come la navigazione “tag clouds”.
 
Sullo stessa logica si muove Stylehive.com, la community che “connect stilist people”. Esso si occupa della vendita di prodotti fashion, proprio la categoria di prodotto più refrattaria alla vendita on line, perche’ molto legati alla “logica della vetrina”, e perché, essendo gli abiti oggetti molto personali, è sentita l’esigenza di una prova prima dell’acquisto.
 
Ma entrare a far parte della community significa essere alla moda, socializzare, farsi notale, esprimersi, informarsi: questi sono gli elementi che acquisiscono maggiore importanza e fanno superano qualsiasi reticenza.