Come cambia il nostro modo di pensare con il cloud-computing
Dicembre 2010
Le previsioni per il futuro della Rete non sono solo incoraggianti, ma addirittura splendide. Merito tutto del cloud-computing, la tecnologia introdotta da una generazione di netbook leggeri che sta rivoluzionando il nostro paradigma di pensiero, e di lavoro, consentendo l'accesso in tempo reale da qualsiasi luogo a dati, programmi e piattaforme operative.
Cosa cambia con il cloud-computing? I file fino a oggi salvati in locale si trovano, immediatamente disponibili, su server remoti simili a "nuvole" (cloud, in inglese) così come i software usati per crearli. La vecchia immagine della Rete, luogo di intreccio di autostrade di informazioni, verrà sostituita da quella di punto di sosta dotato di tutti gli strumenti per proseguire le nostre attività digitali - scrivere testi, ricevere e-mail e telefonare, divertirsi con videogiochi, editare immagini e montare video. Non importa dove e su quale supporto si è iniziato a elaborare un documento: in qualunque momento, da qualsiasi postazione, sarà possibile tramite browser recuperare il file, magari completandolo, oppure proseguire una multisfida online. Testi, foto, video e videogiochi: tutto, in una nuvola.
Come hanno intuito i grandi protagonisti del mondo IT, la migrazione di prodotti e servizi online rappresenta una grossa opportunità di business dietro cui si cela una precisa strategia di penetrazione del mercato. Da anni Google ha messo a disposizione online Google Docs, il servizio di programmi per elaborare documenti, che ha preparato il debutto del sistema operativo Chrome, interamente basato su cloud-computing. Dal canto loro, i redmondiani di Microsoft hanno reso disponibili online gratis versioni ridotte ma funzionali, dei programmi Word, Excel e Power Point: il servizio è al momento in fase beta ma di sicuro rappresenta una rivoluzione per gli utenti; mentre c'è chi ha già eletto la piattaforma Windows Azure come possibile prodotto di successo del cloud- computing, implementabile all'interno delle aziende.
I casi citati sono solo esempi dello scenario attuale, in cui la tendenza al cloud-computing sta modificando il nostro modo di pensare e di lavorare. La Rete è al momento ricca di programmi e soluzioni orientate al cloud-computing, come DropBox che consente di creare una nostra nuvola personale e sincronizzare i dati in essa contenuti con il nostro portatile e il nostro smartphone. Finita l'era dei trasferimenti via e-mail, chiavetta usb e cavi si apre l'epoca dell'accesso no-stop ai dati: cloud-computing, ergo sum. I documenti sono a portata di mano, dunque esisto. O come piace pensare ad alcuni, documenti e testa si trovano meglio fra le nuvole.
La vera partita si giocherà però sul fronte della privacy ovvero come mettere in sicurezza i dati e contemporaneamente convincere gli utenti a fidarsi. Se per assicurare la protezione dei dati delle persone può forse bastare la promessa-bandiera di Google Don't be evil a non farne uso improprio, per le informazioni aziendali la questione è molto più complicata. Come è possibile far risiedere i dati delle aziende su server remoti senza temere perdite o usi fraudolenti?
La risposta di IBM si chiama criptazione omomorfica, una sorta di scatola virtuale che protegge la nuvola e i dati in essa contenuti. Lo schema di cifratura costringe il client remoto a eseguire un programma o completare una ricerca senza decifrare i dati. Craig Gentry, l'ideatore, pare sia riuscito anche a cifrare i comandi. C'è un ma: l'operazione richiede una enorme potenza di calcolo e dunque sulla base degli algoritmi di Gentry i ricercatori stanno perfezionando la tecnologia. In attesa delle soluzioni tecnologiche, c'è chi pone questioni etiche - come la necessità di chiedere l'assenso di un giudice prima di accedere ai dati archiviati nelle nuvole - e chi prefigura un modello aziendale in cui il cloud computing coprirà solo parte delle applicazioni.
Nonostante i comprensibili dubbi in materia di sicurezza, l'ascesa del cloud-computing sembra però inarrestabile, così come pare inevitabile il passaggio da un monopolio di Microsoft a uno di Google. La partita è aperta.