La webmail di Yahoo rinuncia alla privacy a favore dell'advertising.
Settembre 2011
Dopo la recente scelta dell'azienda, gli utenti si domandano se sia giusto rinunciare alla privacy in favore di una comunicazione pubblicitaria rilevante e gradita.
Sapete chi è lo snooper? Nei paesi di lingua anglosassone, è lo spione e talvolta perfino un ispettore. Qualcuno insomma che si intromette nella nostra privacy a nostra insaputa, proprio come è accaduto di recente agli utenti della webmail di Yahoo. L'azienda è stata infatti accusata di email-snooping per aver introdotto, come prima di lei ha fatto Gmail, la possibilità di studiare la posta privata degli utenti a fini pubblicitari.
Yahoo ha fatto sapere di aver aggiornato i termini di utilizzo della propria webmail. La società si riserva il diritto di accedere alla posta elettronica privata degli utenti per leggere i messaggi e fare delle rilevazioni allo scopo di inviare pubblicità personalizzata all'utente. A chi invia messaggi da e verso un account Yahoo non sarà dunque garantita la totale privacy dei propri scritti.
Tentativo di raggiungere la concorrenza o scivolone colossale? Per ora, è presto per dirlo. Vero è che gli utenti che avevano scelto Yahoo in luogo di Gmail proprio per avere una maggiore garanzia di privacy sono rimasti spiazzati. E in molti, a giudicare dalle reazioni sulla Rete, sono addirittura inferociti.
L'anima e il motore del digital advertisting si fondano sulla rilevazione online delle attività degli utenti: quando ben utilizzati, i dati scansiti, aggregati e venduti servono per far arrivare informazioni pubblicitarie rilevanti all'utente finale. Un messaggio interessante, che ha offerte vantaggiose da proporre al momento giusto e attraverso i canali ideali è quanto di meglio il consumatore digitale possa chiedere.
E allora, qual è la soluzione? Alcuni pensano che una modalità corretta potrebbe essere quella di informare gli utenti della scansione della propria posta, ogni volta che questa operazione si verifica.
Ma per quanto giusta e trasparente, questa via resta per molti irreale. Al momento Yahoo ha ritenuto di dover suggerire, a chi non è d'accordo, di scegliere un'altra webmail.